
Da venerdì 28 marzo a domenica 31 marzo sarà possibile vedere come tre floral designer internazionali hanno interpretato 20 dei più suggestivi monumenti funebri alla Certosa di Bologna.
Le creazioni artistiche, opera del francese Marc Mingnon, dell’olandese Pieter Landam e dell’italiano Mario Claudio Bertuccio, sono realizzate in occasione di TanExpo, la fiera dedicata al settore funerario, e sono promosse dall'Ufficio Olandese dei Fiori in collaborazione con Hera - Servizi Funerari e l'ufficio Nuove istituzioni Museali del Comune di Bologna.
I tre floral designer sono intervenuti con tecniche decorative e con la naturale bellezza dei fiori sui monumenti che li hanno maggiormente ispirati, sfuggendo agli stereotipi e ricreando particolari sensazioni.
Il suggestivo allestimento consente di apprezzare venti significativi monumenti della Certosa di Bologna, lungo un itinerario che partendo dal neoclassico arriva alle avanguardie razionaliste del XX secolo. Tra le opere inserite nel percorso si segnalano quelle realizzate da Giovanni Putti, Vincenzo Vela ed Ercole Drei.
Presso la portineria del cimitero (via della Certosa 18) sarà possibile ritirare la piantina col percorso da seguire nell’area monumentale del complesso cimiteriale, che è anche disponibile in
formato Pdf.
L’Accademia di Belle Arti di Bologna in collaborazione con l’Accademia Clementina, con la Soprintendenza per il Patrimonio storico, artistico e demoantropologico di Bologna, con la Pinacoteca di Bologna e con il Comune di Bologna dedica una mostra ad Antonio Basoli (Castelguelfo 1774-Bologna 1848), artista di cui essa possiede ventotto volumi di manoscritti e un corpus di oltre diecimila carte, tra acquarelli, disegni e incisioni, acquistati nel 1857 dopo la morte del Maestro dall’Istituzione in cui egli aveva studiato e a lungo insegnato. Proprio questo significativo complesso di opere, in gran parte inedite, da tempo in corso di studio, catalogazione e restauro, costituisce il nucleo centrale dell’esposizione, in cui tuttavia saranno anche mostrati alcuni dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private.
Antonio Basoli (Castelguelfo, 1774-Bologna, 1848) - Ornatista, scenografo, pittore di paesaggio
Il viaggiatore che resta a casa
A cura di Fabia Farneti e Eleonora Frattarolo (Accademia di Belle Arti)
Coordinamento di Andrea Emiliani ( Accademia Clementina)
Pinacoteca Nazionale, Sala delle Belle Arti
Via Belle Arti 56
16 Marzo - 31 Maggio 2008
Ore 10-19 dal martedì alla domenica
Il comunicato stampa è disponibile in
formato Pdf.
Al centro del cimitero bolognese, fondato nel 1801 nell'originario convento trecentesco, si trova il Chiostro Terzo, un catalogo unico al mondo di tombe monumentali neoclassiche, dipinte e scolpite.
L'applicazione digitale consentirà di scoprire gli artisti che le hanno realizzate, le persone a cui sono dedicate, le famiglie a cui appartenevano. Ne risulta un affascinante affresco dei luoghi e degli eventi, grandi e piccoli, della Bologna ottocentesca.
L'invito alla presentazione al pubblico che si è tenuta il 16 febbraio è disponibile in
formato Pdf.
Domenica 9 marzo 2008 alle ore 10.30 l'associazione "Le Guide d'Arte" organizza la visita guidata "L'arte funeraria di fine Ottocento: dal Verismo al Liberty".
La visita inizia nel sagrato della Chiesa di S. Girolamo. La prenotazione è obbligatoria ("Le Guide d'Arte" tel. 346 4233866), il costo è di 7 euro, 5 euro per i minori di 12 anni.
Il programma completo delle visiteguidate a pagamento è disponibile in
formato Pdf.
Domenica 13 aprile 2008 alle ore 10.30 l'associazione "G.A.I.A Eventi" organizza la visita guidata "Un mondo di affetti nei monumenti della Certosa".
La visita inizia nel sagrato della Chiesa di S. Girolamo. La prenotazione è obbligatoria (G.A.I.A. Eventi tel. 051 9911923 cell. 3337853551), il costo è di 7 euro, 5 euro per i minori di 12 anni.
Il programma completo delle visiteguidate a pagamento è disponibile in
formato Pdf.
Sabato 29 marzo 2008 si terrà la settima visita guidata alla Certosa in programma per la stagione 2007/2008.
L'appuntamento condotto da Mirtide Gavelli è intitolato "Alla conquista del mondo: viaggiatori, esploratori, soldati nella Certosa di Bologna".
Il ritrovo è fissato alle 10.30 all'ingresso principale del cimitero, in via della Certosa 18.
Per informazioni: tel. 051 2194689, e-mail: nuovimusei@comune.bologna
Il programma generale è disponibile in
formato Pdf.
Il Progetto per il Museo della Certosa, approvato nel dicembre 2000, è volto a restaurare, custodire, promuovere quello straordinario `museo all`aperto` che i bolognesi hanno realizzato nel corso di due secoli all`interno del convento dei Certosini, fondato nella prima metà del XIV secolo e soppresso da Napoleone. Si tratta di uno dei cimiteri più antichi d`Europa, di un monumento di importanza mondiale, un compendio della storia della città, un luogo unico per la scultura e l`architettura del XIX e del XX secolo.
Gli interventi previsti sono quelli che si devono ai monumenti importanti:
- un piano per i restauri, a cominciare dalle tombe dipinte, un unicum bolognese;
- una banca dati digitale con tutte le informazioni sulla Certosa: il rilievo, il catasto, l`anagrafe, la schedatura artistica delle tombe;
- un programma specifico per la sicurezza, per scongiurare furti e vandalismi
- un progetto unitario per tutta l`area attorno: la realizzazione di aree verdi e l`insediamento di studi di scultura, fonderie d`arte, aule d`accademia per ricreare un rapporto stretto fra arte e cimitero
- fare conoscere la nostra Certosa ai bolognesi, ai turisti, alle scuole.
Le proposte per il Museo della Certosa sono seguite dal Progetto Nuove Istituzioni per Comunicare la Città del Comune di Bologna.
Paolo Aleotti (Scultore)
Il cippo è costituito da una colonnina in marmo di Carrara che sostiene la statua di un bambino nudo, seduto a gambe incrociate. Nella destra stringe capsule di pavavero, simbolo del sonno della morte e dell'oblio che l'accompagna, e alza il braccio sinistro, portando la mano alla fronte come a difendersi da una forte luce. Sul fusto della colonna si legge :
Paolo Aleotti / di Reggio nell'Emilia / l'arte dello scolpire / coltivò con lode / dal Farini dittatore / mandato a Bologna / Maestro di scultura / qui riposa / vegliato dal caro putto / opera sua.
L'opera è uno degli esempi di tombe di artisti da loro stessi pensate e ornate con statue appositamente eseguite quando erano in vita (es.: Tomba Baruzzi, Tomba Acquisti).
(A. M.)
Luigi Acquisti (Scultore)
Dopo la morte dell'Acquisti, avvenuta nel 1823, fu acquistato nel Chiostro d'Ingresso uno spazio per cippo, per erigergli una memoria. La tomba fu progettata da Vincenzo Vannini, e prevedeva l'inserimento di un busto all'antica, realizzato in vita dallo scultore come autoritratto, entro una nicchia dipinta, con volta a conchiglia.
Oltre al busto, ben caratterizzato ma allo stesso tempo teso a nobilitare il personaggio con la compostezza classica di cui è rivestito, altri riferimenti all'attività artistica del defunto compaiono nelle decorazioni, raffiguranti gli strumenti tecnici dell'arte della scultura, che appaiono alla base del busto.
Questo tema era già stato trattato da Giacomo De Maria. Possiamo vederne un esempio nella tomba del pittore Gaetano Gandolfi, nell'attiguo Chiostro Terzo.
(A. M.)
Angelo Venturoli (Architetto)
Flaminio Minozzi (Pittore)
Il monumento fu commissionato da Giovan Battista Comi per la moglie, Carolina Baldi, nel 1815.
E' un bell'esempio di sepolcro a tecnica mista, con doppia decorazione, pittorica e scultorea. Nell'agosto del 1815
Minozzi terminavano la parte pittorica e gli subentrava Giovanni Putti. L'opera dello scultore è perfettamente
rispondente ai numerosi e puntuali progetti dell'architetto Angelo Venturoli. Le scelte iconografiche, di chiara
derivazione canoviana, vengono assunte e riproposte da Putti con alcune peculiarità: il Genio alato
è rappresentato in atto di asciugarsi gli occhi, mentre la figura panneggiata ritrae il committente, chino
sull'urna della moglie. Questa insolita interpretazione diviene così una originale Allegoria dell'Amore e
della Fedeltà coniugali.
(A. M.)
Alessandro Franceschi (Scultore)
La collocazione nel loggiato, entro un vano aperto su un cortile, offre al gruppo scultoreo uno sfondo vivo,
in movimento, a differenza di altri esempi, simili nel tema, della visita al sepolcro, già proposti
da Giovanni Putti nel chiostro della Cappella (monumento Sampieri). Nell'iconografia, impostata sulla continuità di
affetti tra chi muore e i cari rimasti, il Franceschi celebra Maria Badini, verso la cui tomba, un sarcofago su
zampe leonine, avanzano il marito e il figlio ancora bambino. E' vivo è il contrasto fra la forza virile dell'uomo e la
fragilità del fanciullo che, inconsapevole, porge un serto di fiori.
(A. M.)
Carlo Monari (Scultore)
La tomba di Enea Cocchi, collocata al centro della Galleria a tre Navate, ne costituisce il centro prospettico, allineandosi con il monumento Bolognini Amorini, posto nell'abside centrale. E' costituita dal ritratto del giovane defunto rappresentato a tutto tondo, seduto in posa naturale su una poltrona.
Nel basamento sono i ritratti del padre e della madre. L'iscrizione commemora "Enea Cocchi, giovanetto di cuore generoso, d'ingegno svegliato, speranza e gioia di sua famiglia, rapito diciottenne il 1 luglio 1867".
La statua è databile al 1868, anno in cui Federico Cocchi acquistava un sepolcro per il figlio lungo la parete della Galleria tangente il chiostro VII. L'efficace collocazione al centro della sala è in realtà un ripiego. Nel 1885 la necessità di aprire un collegamento con l'appena costruito Chiostro VII impose l'abbattimento della porzione di muro perimetrale lungo il quale il monumento Cocchi era precedentemente ubicato. La spontaneità della posa del ritrattato, colto in un atteggiamento naturale, e la ricchezza descrittiva dei dettagli fanno di questo monumento una delle migliori prove dell'ancora giovane Carlo Monari. La sua produzione successiva per la Certosa tenderà a un sempre maggior realismo.
(A. M.)
Vincenzo Vela (Scultore)
L'imponente statua di Gioacchino Murat, posta sulla tomba della figlia,
la marchesa Letizia Murat Pepoli dal 1864 domina l'abside del Colombario.
Il re di Napoli e cognato di Napoleone è rappresentato in posa fiera: stante e col piede
appoggiato sull'affusto di un cannone, rivestito di una sontuosa uniforme minuziosamente descritta.
Ai suoi piedi appaiono, simboli della gloria, aquile e corone regali.
La statua, opera di uno dei più rappresentativi scultori realisti dell'Ottocento,
Vincenzo Vela, commissionata da Letizia per il proprio palazzo e per commemorare il padre
il cui corpo non era più stato ritrovato, fu in seguito collocata dagli eredi sulla sua tomba e ne
è l'assoluta protagonista. Ci fermiamo infatti affascinati davanti al monumento a Murat, dimentichi
del piccolo ovale inserito nel basamento, che ritrae Letizia.
(A. M.)
Bartolini Lorenzo (Scultore)
L'imponente monumento del marchese Angelelli si trova sotto la volta del secondo transetto
del Colombario. La statua di Lorenzo Bartolini rappresenta Pallade e il Genio della
Gloria. Il gruppo fu in origine commissionato dal principe Felice Baciocchi, come monumento
funebre per la moglie, Elisa Bonaparte (morta nel 1820) ed era destinato alla cappella Marsigli
Rossi in San Petronio, dove il principe (stabilitosi a Bologna nel '21) aveva fatto trasferire anche
la tomba dei tre figlioletti. La lenta elaborazione del monumento, che è possibile seguire attraverso
i progetti grafici e i gessi, approda infine ad un tema allegorico, da mettere in relazione
probabilmente con un passo autobiografico dello stesso Bartolini: " Immaginai di fare un
Gruppo e siccome volevano appropriare giustamente la Magnanimità di Elisa, pensai dunque al Destino
tanto citato da S. Elena, e lo presi per tema facendo "la Magnanimità che abbraccia il suo
destino".
Il tema, già trattato dallo scultore e qui riproposto, determina la posa
ancora neoclassica e canoviana del gruppo. La statua sarebbe dunque stata iniziata negli anni '20,
ma non era terminata nel 1833, quando il Baciocchi ne attendeva ancora l'arrivo a Bologna.
Non abbiamo altre notizie di una eventuale collocazione una volta giunta in città. Ma alla morte di
Felice Baciocchi, nel 1845, era ormai necessario realizzare un nuovo monumento per entrambi i
coniugi , quello appunto eseguito da Cincinnato Baruzzi e che ancora oggi si trova nella
cappella di S. Petronio di pertinenza della famiglia (1854).
La statua di Bartolini,
rimasta a Palazzo Baciocchi, venne poi venduta per 10.000 franchi e una pariglia di cavalli al
Marchese Massimiliano Malvezzi Angelelli, professore all'Università di Bologna. Il basamento spetta
a Massimiliano Putti al quale sono anche da attribuire i probabili adattamenti alla Magnanimità
bartoliniana, trasformata in questa occasione in una Minerva.
(A. M.)
Alfredo Neri (Scultore)
Carlo Monari (Scultore)
La cella venne fatta costruire da Giuseppe Romagnoli per commemorare la moglie e il figlio
Astorre, morto a sette anni, nel 1875. Lo stile scelto per la decorazione è quello gotico,
particolarmente evidente nella finestra laterale e nell'ancona centrale, che inquadra il rilievo
con l'anima della defunta portata in cielo da un angelo. A una delle pareti è posta un'altra ancona
gotica, con un raffinato bassorilievo di Carlo Monari raffigurante l'Angelo delle Tombe.
Lo stesso scultore dà prova di grandi capacità realistiche, già evidenti nella tomba Cocchi, nel
ritratto a tutto tondo del piccolo Astorre, vestito alla marinara e compitamente seduto su un pouf.
(A. M.)
Putti Giovanni (Scultore)
Massimiliano Putti, figlio di Giovanni, succede al padre come scultore di monumenti
funebri per la Certosa alla fine degli anni trenta, quando si afferma sulla scena bolognese anche
come professore di scultura all'Accademia e manterrà questo ruolo per oltre un quarantennio.
La sua produzione spazia dai cippi più semplici ai monumenti di grande impatto visivo come questo,
collocato nella cella dei marchesi Gaetano e Giuseppe Pepoli, che domina il Colombario e la Corsia,
inquadrato dagli archi ed enfatizzato dalla luce, che piove drammaticamente dall'alto.
Al di
sopra di un sarcofago squadrato è posto Cristo stante che accoglie con abbraccio paterno due anime
ascendenti al cielo. La semplicità della composizione e il linearismo del panneggio evocano i
caratteri del movimento purista, diffuso a Roma in questo momento e richiamano alla memoria la grande
figura del Redentore dello scultore danese Bertel Thorvaldsen, probabilmente nota al Putti attraverso
incisioni.
(A. M.)
Enrico Barberi (Scultore)
Il monumento, firmato e datato 1891, costituisce assieme al Cristo della tomba di Cavazza (1893)
e al gruppo Borghi Mamo, con l'allegoria del Dolore confortato dalla Fede e tutti riuniti
nella Galleria degli Angeli, un vero e proprio campionario delle più intense realizzazioni dello
scultore Enrico Barberi.
In questo esempio in particolare il Barberi riesce a
toccare tutti gli aspetti dell'eclettismo accademico, il moribondo e la donna al capezzale sono
studiati con accurato e minuzioso realismo, la raffinata bellezza dell'angelo contiene già spunti
liberty, mentre nei ricchi intagli del letto si colgono facilmente riferimenti neorinascimentali.
(A. M.)
Carlo Monari (Scultore)
Come molti monumenti della Galleria degli Angeli anche quello Pezzoli Paglia appartiene ad un
momento particolare della scultura funeraria dell'Ottocento, che tende ad una rappresentazione
minuziosa e quasi fotografica della realtà nella cura della riproduzione dei dettagli del vestiario
e degli accessori. In questo caso Monari raggiunge esiti di grande virtuosismo e aderisce
perfettamente alla richiesta della committenza alto borghese che si rispecchiava in valori familiari
stereotipi, ben espressi dalla giovane madre dolente che conduce alla tomba il bambino.
(A. M.)
Attilio Muggia (Architetto)
Diego Sarti (Scultore)
Il campo del Chiostro VII raccoglie una ricca collezione di monumenti, caratterizzati
dall'estremo realismo e da un primo, serpeggiante, diffondersi del gusto liberty. Il monumento della
famiglia Montanari, disegnato da Attilio Muggia, è costituito da un imponente sarcofago in pietra,
posto su un alto basamento a gradini. Al vertice del sarcofago siede un giovane genio alato. Sul
basamento, dove è appoggiato con noncuranza un sontuoso mazzo di fiori, si abbandona una fanciulla
sensuale, dalla lunga chioma sciolta, immersa in cupi pensieri. La posa languida della figura e il
trattamento realistico del marmo sono tipici dello stile di uno degli scultori liberty più
rappresentativi a Bologna, Diego Sarti.
(A. M.)
Tullo Golfarelli (Scultore)
Campo del Chiostro VII
Per il fabbro del Comune di Bologna, Simoli, Golfarelli
realizza un monumento funebre che lo rappresenta durante una pausa, in abiti da lavoro e con accanto
gli strumenti del mestiere, il martello e l'incudine. Il lavoratore guarda fiero davanti a sè,
divenendo da istantanea della società contemporanea una vera e propria allegoria dell'industria,
ulteriormente nobilitata dalla scritta latina sottostante.
(A. M.)
Alessandro Massarenti (Scultore)
L'editore Nicola Zanichelli muore nel 1884 a Bologna, dove aveva trasferito da Modena, nel 1866,
l'omonima casa editrice. Nel 1886 l'esecuzione del suo monumento funebre, che secondo il gusto
positivista doveva apparire come un inno all'attività dell'uomo e trasmetterne la fama alle
generazioni future, fu affidato allo scultore Alessandro Massarenti. Nella parte alta si trova
il busto in marmo dell'editore, rappresentato come un borghese intelligente e capace, in basso un
putto dallo sguardo mesto appoggia la mano sull'emblema della casa editrice, sostenuto da alcuni
libri. Attorno alla cornice dello stemma è inciso il motto dell'editore: "Laboravi fidenter
".
(A. M.)
Pietro Veronesi (Scultore)
Il monumento Gangia è una delle realizzazioni più felici dello scultore Pietro Veronesi,
che vi unisce il realismo del gesto spontaneo del bambino, proteso a baciare il volto di un cherubino
scolpito alla base della croce, con la retorica un po' dolciastra dei buoni sentimenti, così di moda
alla fine del secolo. Rimangono impressi nella memoria i dettagli, tra istantanea e foto di maniera,
dell'abbigliamento alla marinara e il particolare del calzino, sceso nello sforzo di sostenersi sulla
punta dei piedi.
(A. M.)
Flaminio Minozzi (Pittore)
Il monumento Riviera è il primo realizzato in Certosa dalla fondazione del Cimitero. Per questi
primi monumenti si utilizzò prevalentemente la tecnica dell'affresco sia per l'economicità sia per
l'assimilazione con le memorie dei loggiati dell'Archiginnasio, in larga parte dipinte. L'ormai
anziano Flaminio Minozzi sfonda l'arco con una finta prospettiva che finge un viale di
cipressi con al centro una piramide, simbolo di immortalità. Sulla soglia della piramide siede
l'allegoria della Medicina, la disciplina in cui si era distinto il defunto, medico e anatomista.
L'effetto finale ricorda le quadrature dei cortili bolognesi che fingevano con la prospettiva la
profondità illusoria di inesistenti giardini.
(A. M.)
Il monumento Buratti è un interessante esempio di tomba scolpita utilizzando materiali economici
, al limite dell'apparato effimero, secondo una prassi consolidata a Bologna. In questo caso
Giovanni Putti sceglie l'iconografia del Tempo, rappresentato come Saturno, un vecchio con la
falce e la clessidra, servendosi di stucco e gesso. In altre tombe ricorrerà a materiali effimeri
come legno, cartone e stoffa imbevuta di gesso su cui oggi i danni del trascorrere del tempo sono ben
visibili.
(A. M.)
Giuseppe Nadi (Architetto)
Giacomo De Maria (Scultore)
Databile dopo il 1811, anno di morte del Vogli, canonico della Collegiata di San Petronio e
membro del Collegio dei Dotti, il monumento è situato nel Recinto dei Sacerdoti, uno spazio
destinato alle sepolture del clero.
Eretto a spese degli allievi, su disegno dell'architetto
Giuseppe Nadi, fu realizzato da Giacomo De Maria. Decisamente classiche appaiono le
allegorie della Carità (a sinistra) avvolta in un ricco panneggio e accompagnata da un
fanciullo piangente, e della Storia (a destra), disposte ai lati di un'ara sormontata da
un'urna velata. Al centro del basamento si trova un medaglione circolare con il ritratto del defunto
di profilo. Anche in questo caso la scultore si serve di materiali poveri (stucco, legno e tela
imbevuta di gesso), ottenendo tuttavia un risultato di altissimo valore estetico.
(A. M.)
Giacomo De Maria (Scultore)
Eretto dalla nobildonna Vittoria Caprara alla memoria dello zio, Ludovico Antonio, e dei
genitori, Bianca e Carlo, questo monumento, celebrato da guide e repertori, s'impone all'attenzione
del visitatore per la "corrispondenza d'amorosi sensi" così sentita in età neoclassica e
qui ben espressa. Vittoria nel 1816, anno della morte del padre, avvenuta a Milano, ne fece traslare
il corpo a Bologna e acquistò un arco nel Chiostro della Cappella. La sua intenzione era quella di
costruire un monumento imponente, che permettesse alla città di ricordare chi vi era sepolto. Suo
padre Carlo, infatti, era stato ministro del Regno d'Italia e, nel 1805, aveva ospitato Napoleone
in occasione di una sua visita a Bologna.
Il desiderio di distinguersi si esprime soprattutto
nella scelta di un materiale di pregio, il marmo, raro a Bologna per la difficoltà e i costi di
trasporto, ed eterno come la memoria, ma anche nella scelta dello scultore più noto ed apprezzato
in città, Giacomo De Maria.
De Maria si rifà al modello canoviano del mausoleo di
Maria Cristina d'Austria (Vienna, chiesa degli Agostiniani), ampiamente divulgato dalle incisioni.
Al centro del monumento lo scultore colloca, anzichè la porta dell'Ade, una lapide con iscrizione
latina delimitata superiormente da un incavo contenente un'urna cineraria. Accanto a questa uno
spazio vuoto è pronto ad accogliere l'altra urna che la Pietà filiale, ideale
rappresentazione di Vittoria, reca in mano. La precede un piccolo genio della morte con un ramo di
cipresso. Dalla parte opposta siede l'Eternità, battezzata dai bolognesi la "Velata",
che, ammiratissima, diventerà un modello richiesto dalla committenza, come nella tomba Fornasari
(1818) nel Chiostro d'Ingresso, e in quella Levi (1826) nel Chiostro Maggiore, entrambe eseguite
da Giovanni Putti. Al vertice della costruzione, la Religione, distesa, incoronata di
raggi luminosi, regge la croce appoggiandosi a un leone, citazione canoviana dal monumento a Clemente
XIII. I defunti sono rappresentati entro medaglioni cammeo, secondo il modello neo classico.
Il
monumento Caprara divenne ben presto uno dei più celebrati e visitati del cimitero sia per il
virtuosismo dell'esecuzione che per la qualità dei materiali; era infatti destinato a rimanere per
parecchi anni uno dei rari monumenti in marmo della Certosa.
(A. M.)
Vincenzo Vela (Scultore)
Il progetto architettonico della cella Gregorini Bingham fu approvato nel 1855, ma la sua
realizzazione ebbe tempi lunghissimi, tanto che nel 1873 era ancora in corso di costruzione. Quando
la Desolazione di Vincenzo Vela vi fu collocata, nel 1875, lo scultore godeva già di una certa
fama europea. La cella Gregorini divenne così uno dei sepolcri più visitati ed ammirati della
Certosa. Vela non era al suo esordio nel cimitero bolognese: già dal 1864, infatti, nel Colombario,
faceva mostra della sua abilità l'imponente statua di Gioacchino Murat.
La Desolazione
della Certosa di Bologna è la replica di un motivo già trattato dallo scultore nella statua di
uguale tema oggi a Lugano (Parco Pubblico di Villa Ciani), originariamente destinata alla tomba dei
genitori dei patrioti Filippo e Giacomo Ciani. Esposta a Brera nel 1851 la scultura venne interpretata,
oltre che come una riflessione malinconica sul dolore, tema molto in voga nei dipinti di Hayez, anche
come un'allegoria politica dell'Italia.
(A. M.)
Pietro Fancelli (Pittore)
La tomba del maggior paesista bolognese della seconda metà del Settecento e della prima età
neoclassica, Vincenzo Martinelli (Bologna, 1737-1807), fu collocata dalla municipalità di Bologna,
che ne assunse le spese, nel chiostro della Cappella. E' un significativo esempio di tomba dipinta,
caratteristica della Certosa nel primo ventennio dell'Ottocento. Pietro Fancelli sceglie di
rappresentare la Pittura, una donna vestita all'antica e distesa su un letto tricliniare, che osserva
un genio, intento ad incoronare il ritratto del pittore defunto. Il tutto è immerso in un paesaggio
evocativo dei temi prediletti da Martinelli, in cui si intravvedono nella distanza le due torri,
simbolo della città.
(A. M.)
Carlo Chelli (Scultore)
Putti Giovanni (Scultore)
Il generale polacco Giuseppe Grabinski fu uno dei personaggi più noti nella Bologna di
primo Ottocento. Amico di Napoleone, ricoprì alte cariche e liberò Bologna e la Romagna dalla piaga
dei briganti. Nel 1831 guidò l'esercito insurrezionale, conquistandosi il favore della popolazione.
Quando, nel 1843, morì ormai settantaduenne, venne sepolto alla Certosa. Il monumento marmoreo,
che lo ritrae in atteggiamento eroico, avvolto dalla toga, sarà in realtà realizzato molto più tardi
dallo scultore carrarese Carlo Chelli. La grandiosa statua, così come il piedistallo, eseguito
da Massimiliano Putti, risultano infatti ultimati nell'ottobre 1861. Il ritratto all'antica
del generale riflette chiaramente la posizione neoclassica dello scultore, che in pieno dibattito con
i romantici rifiuta di attualizzare il personaggio rivestendolo di abiti contemporanei e sceglie di
collocarlo in una dimensione eroica.
(A. M.)
Carlo Parmeggiani (Scultore)
Collocata al centro di un arco del Chiostro Maggiore la tomba Matteucci ripropone l'iconografia
del gisant, cioè la rappresentazione medioevale e rinascimentale del defunto disteso sul letto
di morte. L'esploratore Pellegrino Matteucci è posto su una pelle di leone, che ricade sul sarcofago
rinascimentale. La fiancata del sarcofago è occupata da un rilievo raffigurante un paesaggio africano.
Il basamento reca la scritta:
"Pellegrino Matteucci di Ravenna visse in
Bologna / visitati i Galles / percorsa Abissinia / traversò tutta l'Africa per amore di civiltà /
Ritornando morì trentenne in Londra il 8 agosto 1831."
(A. M.)
Cincinnato Baruzzi (Scultore)
Nato a Bologna nel 1818, membro dell'alta borghesia, Marco Minghetti ebbe un ruolo importante
nella costituzione del primo Stato italiano unitario. Deputato nel 1860, divenne ministro degli
Interni (1860-61), ma fu costretto a dimettersi. Tra il 1862 e il 1876 fu più volte ministro e
presidente del Consiglio. L'ultimo governo da lui presieduto ottenne il pareggio del bilancio.
Dopo la rivolta parlamentare che nel 1876 portò la Sinistra al governo fu costretto alle dimissioni e
per dieci anni, fino alla morte (1886), guidò l'opposizione parlamentare.
La tomba per lui
realizzata da Cincinnato Baruzzi ripropone il modello del monumento Stuart, scolpito da
Antonio Canova per S. Pietro a Roma. Si tratta di una stele verticale, al centro della quale
ritroviamo il tema antico della porta dell'Ade, affiancata da due geni e sovrastata da un
ritratto-cammeo. Davanti alla stele è posta la corona in ferro battuto donata dalla Camera dei
Deputati a ricordo dello statista.
(A. M.)
Giorgio Kienerk (Scultore)
Il complesso in marmo che Kienerk realizza per la tomba Comi è di grandi dimensioni. L'iconografia di questo monumento, ritenuta la sua opera di maggior impegno, vede al centro di un'ancona neorinascimentale una croce, attorno alla quale si snodano da destra verso sinistra, nel tema allegorico delle Età dell'Uomo, coppie di figure a rilievo che vanno dall'infanzia alla vecchiaia. Al centro si colloca una figura femminile a tutto tondo, dal sapore liberty, con un cartiglio latino che ricorda all'uomo che è solo polvere.
(A. M.)
Attilio Muggia (Progettista)
Achille Casanova (Decoratore)
Tullo Golfarelli (Scultore)
La cappella, a cui collaborarono Attilio Muggia per la parte architettonica e Achille Casanova per i disegni dei mosaici, esprime perfettamente il clima neorinascimentale creato a Bologna dalla Gilda Aemilia Ars, creata da Alfonso Rubbiani.
Di esso risentono anche i due angeli in marmo di Tullo Golfarelli, autore della croce centrale in marmo bianco decorata con un fitto motivo di gigli incisi e dorati. Bozzetti e progetti per la cappella appartengono si conservano nell'archivio degli eredi Muggia.
(A. M.)
Leonardo Bistolfi (Scultore)
Nel ritratto del direttore d'orchestra Rodolfo Ferrari (1862-1919), insigne interprete di opere di Wagner, Mascagni e Puccini al teatro comunale, Bistolfi raggiunge esiti espressivi altissimi che lo distaccano dalla ritrattistica ufficiale, fredda e rigida. Il personaggio risulta estremamente vivo, colto nel gesto impetuoso della direzione.
(A. M.)
Farpi Vignoli (Scultore)
L'artista raffigura l'antropologo Fabio Frassetto (1876-1933), docente dell'Ateneo bolognese, a colloquio col figlio Flavio, caduto nella Seconda Guerra Mondiale. Particolarmente originale risulta l'idea di distendere le due figure sul fianco, una di fronte all'altra, come in una ripresa dei sarcofagi etruschi.
(A. M.)
Silverio Montaguti (Scultore)
Nel 1918 Bindo Rimini fece realizzare, in memoria della moglie Ascension, il monumento bronzeo posto al centro della sala del Cinerario.
Opera dello scultore Montaguti, la statua esprime intensamente il dolore. La figura femminile, rigidamente verticale, può essere interpretata come la personificazione dello stato d'animo del committente: le braccia stese lungo i fianchi terminano nelle mani serrate a pugno, mentre il volto, ad occhi chiusi, è fieramente volto verso l'alto. Il panneggio liberty ricade attorno alla statua, velandone allusivamente il corpo.
(A. M.)
Arrigo Minerbi (Scultore)
I coniugi Bolaffio dedicarono questa tomba del Cinerario alla memoria della figlia Lidia, morta il 31 dicembre del 1911, a 23 anni. Al centro è posto un bassorilievo in marmo bianco raffigurante un fanciullo nudo, seduto e aggrappato ad un'urna da cui fuoriesce un lussureggiante un albero di melograno. Il melograno è un motivo tipicamente liberty e si presta alla decorazione funebre, data la sua simbologia ambivalente, allusiva alla vita e alla morte. Sull'urna compare la scritta "Lidia" mentre sullo sfondo è riportato un verso del Pascoli: "... come fa presto sera, o dolce madre qui!".
Il monumento è stato di recente attribuito ad un artista ferrarerse, Arrigo Minerbi (L.Scardino e A. Torresi, Post mortem, 1998).
(A. M.)
Silverio Montaguti (Scultore)
Il monumento è dedicato a tre membri della famiglia Zamorani: al centro è collocata l'effigie di Benedetto, Cavaliere della Corona d'Italia, fondatore e direttore del "Resto del Carlino", morto nel 1911. Ai lati sono poste la sepoltura della moglie, Rita Bianchini (morta nel 1928) e la memoria del figlio Arrigo, deportato nel 1944. La tomba presenta una lineare struttura architettonica, in marmo e bronzo, in stile liberty caratterizzata nei rilievi da un accentuato gusto floreale, tipico della gilda artistica bolognese Aemilia Ars. Nel rilievo bronzeo centrale, opera di Silverio Montaguti, è rappresentato Benedetto Zamorani, stante entro una ricca cornice di fiori. La qualità del rilievo appare piuttosto alta, soprattutto nel trattamento della esuberante fioritura che pare prendere il sopravvento sull'essere umano fino a sopraffarlo.
(A. M.)
Ercole Gasparini (Progettista)
Il monumento accoglie il visitatore che entra nel reparto degli acattolici, posto com'è in asse
col cancello d'ingresso, sotto un classico porticato dorico. Un primo progetto di Ercole Gasparini fu
presentato all'Accademia di Belle Arti di Bologna per l'approvazione nel febbraio del 1822 e nel
marzo dello stesso anno un secondo progetto era stato approvato. Questi dati documentari ci
forniscono un prezioso terminus post quem. Dell'esecuzione fu forse incaricato Giuseppe Putti, di cui
le figure richiamano lo stile.
Il monumento è costituito da un basamento ornato all'antica su cui
poggia un'ara con un'urna. Ai lati dell'ara stanno due figure, a destra una pleureuse in
lunghe vesti, a sinistra un giovane vestito all'antica e coronato d'alloro. Sulla lapide al centro
dell'ara compare la scritta "I credenti in Cristo passeranno dalla morte alla vita."
Gaetano Samoggia (Scultore)
L'imponente tomba, che si adatta perfettamente alla solenne monumentalità e alle grandiose
dimensioni del Chiostro VI, appartiene ad uno stile liberty che sta già assumendo delle sfumature
déco. E' particolamente riuscito l'effetto policromo, ottenuto utilizzando marmi di diversi colori e
combinandoli con rilievi in bronzo dal delicato stiacciato. In alto due angeli si chinano su un busto
del Cristo sofferente, in basso due putti sostengono la lapide. Anche il cancello e gli arredi, di
una semplicità stilizzata, sono esempi significativi di un nuovo gusto decorativo.
(A. M.)
Mario Sarto (Scultore)
La statua in marmo bianco raffigura una donna avvolta in veli trasparenti che sembra uscire da
un roseto. L'eleganza e la finezza esecutiva riescono in questa occasione a far dimenticare la poca
originalità di un motivo dejà vu, garantendo all'autore un risultato di grande efficacia che
ricorda certi esiti di Bistolfi.
(A. M.)
Pasquale Rizzoli (Scultore)
Il grande gruppo bronzeo Anima e angelo che salgono al cielo si libra contro uno sfondo
di mosaico azzurro. Rizzoli, nel momento della sua più stretta adesione al gusto del liberty,
pur trattando un tema comune nella produzione cimiteriale del tempo, è riuscito a creare un vero
capolavoro, da sempre riprodotto e celebrato. Anche la splendida cancellata e il ricco tripode in
ferro battuto all'interno della cella sono decorati con motivi vegetali splendidamente realizzati.
L'ingresso della cella è sovrastato dallo stemma della famiglia Magnani.
(A. M.)
Stefano Galletti (Scultore)
Il monumento occupa il fondo della Sala delle Catacombe. E' formato da un arco retto da paraste
che reca al centro la scritta latina: "AVE SPES UNICA", allusiva alla croce di marmo bianco
posta sulla parete di fondo. Al centro siede un angelo in lunghe vesti con un cartiglio tra le mani e
ai piedi la corona di spine. Gli elementi rinascimentali e gotici dell'architetura si accostano alla
dolcezza purista dell'angelo.
(A. M.)
Carlo Monari (Scultore)
Il leone ferito che ruggendo difende su una barricata la bandiera, simboleggia i caduti per
l'indipendenza italiana, qui commemorati per volontà del municipio. Fu incaricato di realizzare la
statua, che rivela le sue notevoli doti di animalista, lo scultore Monari. Il monumento dovrebbe
essere posteriore al 1873, dal momento che non appare citato nella guida Chierici, pubblicata in
quell'anno.
(A. M.)
Carlo Monari (Scultore)
La tomba è collocata in una delle cappelle radiali dell'abside del Colombario. Il tema della
giovane donna in abiti d'epoca che piange, inginocchiata ai piedi della bara, è comune a molti altri
monumenti del tempo, ma la resa quasi fotografica dei particolari e la luce che spiove dall'alto ne
fanno un piccolo capolavoro.
(A. M.)
Putti Giovanni (Scultore)
Il grandioso monumento della famiglia Pallavicini-Centurioni occupa il primo transetto del
Colombario. E' costituito da due sarcofagi su cui si libra in volo l'angelo della pace, dalle lunghe
vesti fluttuanti e con in mano un ramo d'ulivo. Lo scultore raggiunge risultati di grande suggestione
visiva, riuscendo ad ambientare perfettamente le figure nell'architettura. La bellezza ideale della
figura risente del gusto purista diffuso in questi anni e a cui Putti si dimostra sensibile.
(A. M.)
Bartolomeo Cesi (Pittore)
Il dipinto fa parte di una serie di affreschi staccati a massello nel primo decennio
dell'Ottocento e trasportati alla Certosa per motivi di conservazione, dal momento che le chiese
dove si trovavano erano destinate ad essere demolite. Gli affreschi vennero in queste occasione
salvati a causa del loro valore devozionale.
La Madonna del Parto, venerata nella Chiesa di S.
Maria di Miramonte e attribuita a Bartolomeo Cesi, era particolarmente cara alle donne incinte della
città che a lei si raccomandavano in prossimità del parto. Si tratta di un'iconografia rara,
soprattutto in questo esempio, prodotto in età di Controriforma, quando si cercava di obliterare
l'aspetto umano e quotidiano della maternità della Vergine.
(A. M.)
La scoperta tra il 1869 e il 1871 del sepolcreto etrusco nel cimitero comunale della Certosa ha dato avvio ad una serie fortunata di scavi archeologici, diretti dall'archeologo bolognese Antonio Zannoni, grazie ai quali è stata chiarita la ricostruzione storica e topografica della città.
I materiali della sezione etrusca del Museo Civico Archeologico, databili tra la metà del VI e il IV sec. a.C., provengono dai sepolcreti, quasi tutti scavati verso la fine del secolo scorso sotto la direzione di Antonio Zannoni, Ingegnere Capo del Comune di Bologna, che riportò alla luce centinaia di tombe e le tracce dell'abitato.
La scoperta fortuita di una tomba etrusca all'interno del cimitero comunale della Certosa dà avvio alla lunga serie dei rinvenimenti e al recupero di 417 tombe.
Si tratta della prima grande scoperta archeologica di Bologna e gli scavi sono seguiti con fervore dalla cittadinanza. Il clima di entusiasmo sfocia nel 1874 in una grande rappresentazione a tema, Il Carnevale degli Etruschi, una sfilata in maschera che vuole celebrare gli antichi antenati.
Le centinaia di oggetti recuperati durante lo scavo della Certosa danno un forte stimolo alla nascita nel 1881 del Museo Civico Archeologico, di cui costituiscono il nucleo più importante.
Tuttora i materiali del sepolcreto rappresentano non solo la documentazione più ricca e meglio conservata della Bologna etrusca, ma anche un punto di riferimento generale per lo studio di un intero periodo cronologico, che dal sepolcreto prende nome (fase Certosa).
Già dal primo allestimento nel Museo sono state esposte alcune tombe strappate dal terreno del sepolcreto, tuttora presenti, per mostrare al visitatore come si presentavano al momento dello scavo.
Nel 1334, grazie a un lascito del giureconsulto e professore dello Studio Giovanni D`Andrea, veniva fondato a Bologna un monastero certosino dedicato a S. Gerolamo.
Il complesso era posto fuori dal perimetro della città, in una zona periferica, più adatta alla concentrazione e alla vita eremitica prescritta per i monaci. Ne facevano parte una chiesa di stile gotico con pianta a tau rovesciato, a una sola navata, alla quale verranno in seguito aggiunte cappelle laterali, e tutti i necessari locali di servizio (celle per i monaci, una foresteria, il refettorio, cantine, depositi, stalle, orti, frutteti e peschiere).
Nel 1792, in seguito alla Rivoluzione francese la Certosa di Bologna ricevette il Priore generale profugo dalla Francia, paese d`origine dell`ordine, ed acquisì un ruolo di primo piano europeo. Con le soppressioni degli ordini religiosi, decretate dal governo napoleonico nel 1797, anche la Certosa di S. Gerolamo veniva chiusa e assorbita dal Demanio.
La raffinata cultura dei monaci aveva arricchito nel tempo la chiesa e il monastero di splendide opere d`arte, oggi in parte confluite in varie raccolte pubbliche cittadine. Possiamo ricordare il grandioso polittico eseguito dai fratelli veneziani Antonio e Bartolomeo Vivarini e i dipinti di Ludovico e Agostino Carracci e del Guercino, oggi tutti alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Particolarmente attivo per l`ordine, alla fine del 500, fu il pittore Bartolomeo Cesi cui si devono il trittico con storie della Passione e l`intera decorazione della cappella Maggiore, oltre agli affreschi, molti dei quali staccati e oggi conservati alle Collezioni Comunali d`Arte, che decoravano la foresteria e gli altri locali annessi.
(A.M.)
Già nel 1784 il Senato di Bologna aveva pensato di costruire quattro cimiteri suburbani, corrispondenti alla divisione urbanistica della città. Questo progetto dimostra che era stato recepito il senso della pubblicistica igienico-sanitaria illuministica, che propagandava la necessità di seppellire i morti fuori del perimetro urbano.
L'idea non venne realizzata, ma l'esigenza si ripresentò nel 1800, quando la Commissione di Sanità del Dipartimento del Reno decise di risolvere il problema destinando ad area cimiteriale suburbana l'ex Certosa di S. Gerolamo, divenuta, alla fine del secolo precedente, proprietà del Demanio. La Certosa aveva tutti i requisiti richiesti: era posta fuori dell'abitato, in una posizione ottimale dal punto di vista della rete idraulica e della libera circolazione dell'aria. Le vaste aree all'interno si prestavano poi ad una rapida ed economica trasformazione. Infatti i primi decenni del pubblico cimitero (l'apertura ufficiale è dell'aprile 1801) sono caratterizzati dalle spese ridotte per le trasformazioni architettoniche. Gli architetti coinvolti, Venturoli e Marchesini, reimpiegano il più possibile gli spazi esistenti, che spesso mantengono parte dell'aspetto originario.
Nel 1802, per rendere il nuovo cimitero più attraente per l'aristocrazia e l'alta borghesia, dapprima ostili e attaccate al privilegio della tomba ecclesiastica, l'architetto Ercole Gasparini concepisce il nuovo ingresso monumentale, con ampi piloni coronati da statue, da cui si diparte il viale rettilineo che porta al Chiostro Maggiore e al Chiostro Terzo, nel cui loggiato Nord viene aperto un varco che conduce l'occhio alla Cappella dei Suffragi (costruita sempre da Gasparini nel 1811).
Nel 1811 Gasparini si fa promotore di un altro ambizioso progetto: costruire un portico che colleghi il santuario della Beata Vergine di S. Luca ed il nuovo cimitero, lavori che verranno terminati molti anni più tardi e in seguito pesantemente manomessi, e che costituiscono un altro carattere distintivo della Certosa.
I primi spazi utilizzati come cimitero sono il Chiostro Terzo o della Cappella (dalla Cappella dei Suffragi che vi prospetta), il Chiostro d'Ingresso, la Sala della Pietà e quella delle Tombe.
Nel grande chiostro cinquecentesco, che mantiene l'aspetto originario, si istituiscono due tipi di sepolture: il campo centrale, diviso in quattro appezzamenti, è destinato ad accogliere uomini, donne, fanciulli e fanciulle di umile estrazione, mentre il porticato viene messo in vendita dalla Municipalità arco per arco per le tombe di personaggi illustri per nobiltà, cultura o meriti morali. In questo primo periodo le tombe monumentali vengono realizzate in scultura, pittura o con tecniche miste. L'uso della pittura, oltre che per i bassi costi esecutivi, non deve stupire in una città come Bologna, dove la scuola del quadraturismo, cioè della pittura illusivo-prospettica, vantava una lunga e vitale tradizione.
La Sala della Pietà e quella delle Tombe non sono altro che parti del complesso monastico adattate alle nuove esigenze. Nell'adiacente Chiostro dell'Ossaia o delle Madonne vengono trasferite, a partire dal 1806, le immagini staccate a massello delle Madonne medioevali che la pietà popolare voleva salvare dalle demolizioni di chiese ed oratori.
Dalla Sala delle Tombe, antico luogo di ricreazione dei monaci, dominata dall'imponente monumento ai caduti dell'Indipendenza, si passa alla Loggia delle Tombe, costruita nel 1833 da Marchesini e rielaborata da Coriolano Monti, e da qui si procede attraverso l'Aula Gemina, con al centro il monumento Contri.
La Sala delle Catacombe, vasta aula biabsidata, opera di Marchesini (1827), conduce alla la Galleria a tre Navate dove Coriolano Monti potè esprimersi senza il vincolo di edifici preesistenti. Qui uno slargo centrale mette in comunicazione due corsie gemelle a tre navate.
Attraverso la Galleria a tre navate si giunge al Colombario, eretto dal Marchesini sull'area delle vigne e di altre costruzioni del monastero (1833). Al centro dei vani, illuminati dall'alto per mezzo di lucernari, spiccano alcuni dei più celebri monumenti di tutto il cimitero (Pepoli-Murat e Angelelli).
La destinazione differenziata per sesso ed età delle tombe determina la creazione di spazi appositi per le sepolture degli ecclesiastici (Recinto dei Sacerdoti e dei Cappuccini) e delle suore (Recinto delle Monache); a questo scopo vengono riutilizzate le poche celle del convento certosino che ancora oggi mantengono un aspetto riconoscibile.
Attorno agli anni '60 dell'Ottocento la Certosa si arricchisce di due vasti spazi destinati a monumenti di gusto decisamente realista, il Chiostro e il Campo VII, posti tra il Chiostro Terzo e la Galleria a tre navate, e la Galleria degli Angeli, tutti opera del faentino Antonio Zannoni.
La Sala Ellittica, costruita nel 1824 dal Marchesini, collega il cimitero ottocentesco, ispirato a criteri classici e al reimpiego degli spazi già esistenti, con quello del Novecento, dove si lascia agli architetti un maggiore spazio espressivo.
I campi e i chiostri del primo Novecento (Chiostro VI, Galleria del Chiostro VI, Campo Carducci, Recinto dei Sarcofagi, Chiostro IX) caratterizzati dalla monumentalità e dalla grazia sottilmente malinconica del Liberty che proprio a Bologna, grazie al gruppo Aemilia Ars, ebbe una delle sue sedi privilegiate. Al centro del Chiostro VI si innalza il monumento ai Caduti della Prima Guerra mondiale (architetto G.U. Arata, scultura E. Drei).
Il più recente Campo degli Ospedali raccoglie monumenti di età liberty lungo il muro di cinta e tombe di famiglia degli anni '50 nel campo. Al centro è collocato il grande ossario dedicato ai caduti partigiani, concepito dall'architetto Piero Bottoni come un grande imbuto da cui risalgono verso il cielo schematiche figure di metallo (1954-59).
Annessi al cimitero sono lo spazio destinato agli Acattolici (1820 ca.), un cimitero ebraico di discrete proporzioni (1869), un'ara crematoria e un cinerario (1886-1888).
(A.M.)
Il Museo Virtuale della Certosa è la ricostruzione meticolosa del complesso monumentale della Certosa di Bologna. Si può passeggiare nel modello e, con un semplice click, soddisfare ogni curiosità grazie ai documenti - film, fotografie, testi - assunti da biblioteche e archivi, elaborati e resi disponibili alla lettura.
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A chi non fosse dotato di connessione a banda larga consigliamo vivamente di entrare direttamente nella versione html delle banche dati delle applicazioni:
- database dei caduti partigiani ricordati nel Monumento Ossario dei caduti partigiani alla Certosa e nel Sacrario dei partigiani in Piazza Nettuno a Bologna;
- database dei caduti della Prima Guerra mondiale ricordati nel Monumento Ossario della Grande Guerra alla Certosa.
Progetto per il Museo della Certosa
Progetto Nuove Istituzioni per Comunicare la Città
COMUNE DI BOLOGNA
via Oberdan, 24 - 40126 BOLOGNA
tel. segreteria + 39 051 20 46 89
fax + 39 051 20 47 61
Musei ed istituzioni coinvolte nel Progetto
Collezioni Comunali d'Arte
Museo Civico Archeologico
Museo civico del Risorgimento
Museo Morandi
Galleria d'Arte Moderna
Cineteca Comunale
Biblioteca dell'Archiginnasio
Catalogazione, monitoraggio e salvaguardia del patrimonio storico artistico
Edilizia Cimiteriale
Dott.ssa Maria Bacchini
Piazza Maggiore 6 Bologna
Tel. 051/203315 - 051/6150865-68 Fax 051-6150849
maria.bacchini@comune.bologna.it
Musei Civici d'Arte Antica
Dott.sa Carla Bernardini
PIAZZA MAGGIORE N. 6 Bologna
Tel. 051/203921 - 051/203919 Fax 051 232312
carla.bernardini@comune.bologna.it
Cimitero della Certosa
Via della Certosa, 18
I - 40133 Bologna
Tel.: +39 051 6150811
Fax: +39 051 6150829
Servizi Cimiteriali
Gruppo HERA
Tel. 051/6150812 dalle 7,30 alle 17,30
Orari di apertura:
estativo (dal 1/3 al 2/11) dalle 7.00 alle 18.00
invernale (dal 3/11 al 28/2) dalle 8.00 alle 17.00
Autobus dal centro:
via della Certosa, 18 (ingr. principale): linee 36, 19
via della Certosa, 16: linee 14, 20
via Andrea Costa, 199 (Ghisello): linee 14, 20
Dall'autostrada:
tangenziale uscita n. 2
Informazioni Città di Bologna
IAT - Ufficio Informazioni Turistiche
Call Center: +39 051 246541
Fax: +39 051 6393171
E-mail: TouristOffice@comune.bologna.it
URP - Ufficio Informazioni
Piazza Maggiore, 6 I - 40121 Bologna
Fax: +39 051 232381
E-mail: SportelloURP@comune.bologna.it
Web: urp.comune.bologna.it
Call Center: +39 051 203040
E-mail: CallCenter@comune.bologna.it
Web
Portale Civico - Turismo - Aereoporto
Ferrovie - Autobus - Hotel
RETI E PROGETTI EUROPEI
www.significantcemeteries.net
Associazione dei Cimiteri Storico-Monumentali in Europa (ASCE, Association of Significant Cemeteries in Europe)
www.scene-project.net
A project by Bologna Ljubljana, Stockholm and Lithuania supported by the European Commission, DG Culture, within Culture 2000
BOLOGNA
Collezioni Comunali d'Arte
Museo civico del Risorgimento
Museo Civico Archeologico
Biblioteca e Casa Carducci
Pinacoteca Nazionale
Cineteca Comunale
Biblioteca dell'Archiginnasio
Museo Morandi
Galleria d'Arte Moderna
Bibliografia essenziale
I titoli sono disponibili nel Sistema Bibliotecario Bolognese (OPAC)
Arte
Luigi Crespi, La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna 1772
Luigi Crespi, La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna 1793
Ercole Gasparini, <Regno d'Italia 1804-1814>, Progetto di unire i portici di San Luca colle loggie del Cimitero comunale di Bologna onde procurare a quest'ultimo stabilimento l'accesso a coperto il più economico, Bologna 1811
R. Terry, Collezione de' disegni a semplice contorno delli monumenti sepolcrali nel cimitero di Bologna delineati ed incisi da Raffaele Terry , Bologna, 1813-17
G. Zecchi, Collezione dei monumenti sepolcrali del cimitero di Bologna, Bologna, 1825-42
N. Salvardi, Collezione scelta di sessanta monumenti sepolcrali del comunale cimitero di Bologna, Bologna 1825
Descrizione della Certosa di Bologna ora cimitero comunale, Bologna 1828
G. Giordani, Descrizione della Certosa di Bologna ora Cimitero Comunale, Bologna 1828
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Note sul restauro, terminato nel maggio 1986, dell'opera dipinta da Lorenzo Pasinelli nel 1657, raffigurante Cristo risorto che appare alla Madonna (mt. 6,70x3,90), collocato nella chiesa di San Girolamo alla Certosa, a Bologna, Bologna 1987
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Storia
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Luigi Dal fiume, Discorso recitato nella chiesa della Certosa di Bologna il di 27. aprile 1805. dal sacerdote Luigi Dalfiume ... celebrandosi solennemente il giorno anniversario della istituzione del cimitero comunale. Con annotazioni biografiche, Bologna 1805
Pellegrino Facchini, Orazione detta da Pellegrino Facchini de' Servi di Maria li 4 maggio 1817, nella Chiesa del cimitero di Bologna celebrandosi solennemente il giorno anniversario della istituzione di detto cimitero, Bologna 1817
Antonio Zannoni, Sugli scavi della Certosa: relazione letta all'inaugurazione del Museo Civico di Bologna il 2 ottobre 1871 dall'ingegnere-architetto capo Antonio Zannoni, Bologna 1871
Luigi Calori, Della stirpe che ha popolata l'antica necropoli alla Certosa di Bologna e delle genti affini : discorso storico-antropologico del prof. comm. Luigi Calori, Bologna 1873
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Marica Marcheselli, Iscrizioni alla Certosa : le parole nella citta del silenzio : il prestigio sociale nei monumenti funerari a Bologna nel XIX sec., Bologna 2000
Francesco Giuliani, II rondò, le torri e la certosa : letture dall'ultimo Carducci, San Severo 2001
Luigi Verdi, La tomba di Ottorino Respighi alla Certosa di Bologna, Bologna